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La storia di Roscigno è simile a quella dei piccoli centri di origine medioevale del Cilento interno. Nato come insediamento agro-pastorale, il borgo, sopravvissuto negli anni per la posizione sicura sulle colline, lontano dalle rotte di maggiore percorrenza commerciale e militare, tuttavia è stato vittima dello sfruttamento feudale.

Le prime notizie di Roscigno (Russino) risalgono ad un documento del 1086; nel 1268 Roscigno Vecchia contava con una popolazione di 110 fuochi. Nel 1515 si verifica l’autonomia del comune dalla proprietà del comune di Corleto Monforte e la definitiva separazione amministrativa dallo stesso. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Sant’Angelo a Fasanella, appartenente al Distretto di Campagna.

Nel 1860 molti cittadini di Roscigno aderirono alla rivolta contro i Borboni e furono contenti per l’annessione al Piemonte ed alcuni di loro fecero parte della colonna organizzata da Lorenzo Curzio che prese parte prima alla repressione dei moti filo-borbonici che erano sorti nell’avellinese e poi alla battaglia del Volturno.

La natura “instabile” dell’area su cui era ubicato l’antico centro, ha costretto la comunità di Roscigno a continui trasferimenti; una frana obbligò i roscignoli a spostarsi varie volte. Il primo nucleo abitato si trovava più a valle, vicino ai fiumi Ripiti e Fasanella, le cui acque probabilmente causavano lo smottamento del suolo. Un primo trasferimento degli abitanti verso nord si è verificato nel XVI secolo, un altro intorno al 1770, quando fu abbattuta la vecchia chiesa e costruita quella di S.Nicola, in località Piano, dove si trova ora. L’ultimo trasferimento è quello definitivo nel nuovo centro. Due ordinanze del Genio Civile (1907 e 1908) stabilirono lo sgombero del paese la costruzione di nuove case in un’area più sicura; cominciò così il lento trasferimento degli abitanti.

Ma un abbandono completo non c’è mai stato: il paese si ripopola ogni giorno per il passaggio dei contadini che si muovono verso i campi; la piazza è ancora un punto d’incontro e le case meglio conservate sono diventate depositi di attrezzi e stalle. Nei locali restaurati dell’ex casa canonica e del vecchio municipio c’è oggi il Museo della Civiltà Contadina che raccoglie le testimonianze della vita e del lavoro della gente di Roscigno. Il trasferimento ha risparmiato al paese le storture della modernizzazione, ma non ha impedito che la gente lo frequentasse comunque, magari come luogo d’incontro.

Qualcuno ha trasformato la sua vecchia casa, le sue stanze da letto in deposito per attrezzi da lavoro, altri in stalla, oppure in cantina per conservare i prodotti alimentari. Le cose qui sono antiche e nuove allo stesso tempo, tradizionali e moderne. L’intera Roscigno Vecchia, denominata “La Pompei del ‘900” è un museo “a cielo aperto”.

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